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Nigergate
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Il mwawNigergate (mwbaneologismo ricavato dal mwbqmwbgNiger e mwbw-gate, per mwcaantonomasia dallo «mwcqscandalo Watergate») fu uno scandalo relativo al rilascio, da parte del mwcgSISMI, di documenti falsi che descrivevano il tentativo di mwcwSaddam Hussein di acquistare polveri di mwdauranio mwdqyellowcake dal mwdgNiger. Sulla base di questi documenti e di altri indicatori,cite-ref-1[1] i governi di mwewStati Uniti e mwfaRegno Unito affermarono che l'mwfqIraq aveva violato le sanzioni internazionali stabilite dalle mwfgNazioni Unite, tentando di procurarsi materiale nucleare allo scopo di creare mwfwarmi di distruzione di massa.
Contents
• Note
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Contesto storico
Nella metà del mwgw2002 i rapporti diplomatici fra gli mwhaStati Uniti e l'mwhqIraq erano molto tesi: l'mwhgamministrazione Bush, che era da un anno impegnata nella guerra in mwhwAfghanistan, asseriva che Saddam Hussein fosse venuto in possesso di uranio e altro materiale necessario per la costruzione di una mwiabomba atomica. In quel periodo il SISMI (il servizio segreto militare italiano) era fortemente impegnato, insieme alla CIA, nella guerra al terrorismo internazionale a seguito degli mwiqattentati dell'11 settembre 2001: dal suo ambiente sarebbero stati prodotti o rivelati i documenti che attestavano tentativi da parte di mwigSaddam Hussein in mwiwIraq di acquistare polvere di uranio yellowcake dal Niger.
Tali notizie si rivelarono falsificate e infondate. Nel 2004 erano state smentite, in Italia, da un articolo di mwjqRolling Stonecite-ref-rsmadeddu-2-0[2] e nel 2005 da un’inchiesta giornalistica del quotidiano mwkgmwkwLa Repubblicacite-ref-3[3].
La genesi del falso
Con carte intestate e timbri dell’ambasciata nigerina a Roma, fu realizzato un falso protocollo d'intesa fra Niger e Iraq sull'uranio: sin dalle firme e dal riscontro con le cariche ricoperte dalle presunte autorità del Niger firmatarie, le incongruità erano vistosecite-ref-4[4].
Secondo le ricostruzioni di stampa, Il SISMI fu il primo ad avere l'informazione di un protocollo d'intesa fra Niger e Iraq sull'uranio, ma l'aveva archiviata perché ritenuta inattendibile. Si scoprì nel mwnw2004, attraverso alcuni giornali inglesi (mwoaFinancial Times, mwoqSunday Times), che l'informazione era arrivata da un italiano, Rocco Martinocite-ref-5[5], che avrebbe poi venduto tale documento ai servizi segreti francesi. Questi ultimi però riconobbero l'inattendibilità del documento e abbandonarono questa pista. Nel 2001 Martino – che pure era stato richiamato a collaborare con il mwpgSISMI – fu costantemente sorvegliato dai servizi segreti italiani durante il suo viaggio a mwpwLondra, dove consegnò il fascicolo al MI6.
L’informativa negli USA tra Langley e Foggy Bottom
L'informativa passò da una scrivania all'altra: molti analisti della CIA riconobbero l'inconsistenza della storia. I servizi statunitensi all'epoca cercavano prove e collegamenti tra gli attentati di New York e l'Iraq di Saddam Hussein, per cui ogni documento in qualche modo legato all'allora rais iracheno venne attentamente studiato, compreso il fascicolo di Martino (che venne riaperto e passato ai servizi segreti inglesi del mwsqMI6).
Ne nacque un ‘’dossier’’ che affermava l'esistenza di un accordo fra Iraq e Niger sulla fornitura di 500 tonnellate di uranio all'anno. Il dossier venne subito contestato, sia per incongruità interne (fu avanzata l'ipotesi che le miniere nigerine non fossero capaci di produrre più di 300 tonnellate all'anno), sia in ordine alla stipula del protocollo, giudicata inverosimile dopo un viaggio a mwswNiamey dall’ex ambasciatore Joseph C. Wilson: questi nel febbraio 2002, riferendo sui risultati dell’indagine condotta interrogando direttamente l’ex primo ministro nigerino Ibrahim Assane Mayaki, confessò la difficoltà di operare di un dossier e non sul protocollo originale: "Il rapporto non è molto dettagliato. Non è chiaro se l'agente che firma il rapporto ha materialmente visto i documenti di vendita o ne ha avuto notizia da altra fonte". cite-ref-7[7]
mwuqGeorge Tenet, allora direttore della CIA, decise di non ignorare il ‘’dossier’’. Nonostante questo, la diffidenza sul dossier all'interno della CIA era forte, e non incoraggiava a dargli credibilità l’indagine svolta a Niamey di Wilson: questi avrebbe in seguito dichiarato, in un articolo ospitato dal New York Times, che il suo viaggio non aveva portato alcuna prova della veridicità del dossiercite-ref-wilsonafrica-8-0[8].
Il dossier di Martino venne nuovamente accantonato anche perché il ‘’National Intelligence Estimate’’ del 2002, sul punto, conteneva una ‘’dissenting opinion’’ del dipartimento di Stato, secondo cui tutta la questione era “altamente sospetta” perché il Niger era impossibilitato ad entrare in traffici di quel genere, stante il consorzio produttivo con la Francia che gestiva con stretto controllo tutta l’industra dell’uranio in quel Paesecite-ref-9[9].
La mancata citazione nel discorso di Cincinnati
In quei giorni mwxqNicolò Pollari, direttore del SISMI, prese contatti con il Ministero della Difesa americano, e il 9 settembre mwxg2002 incontrò il vicesegretario di Stato, Stephen Hadley. Secondo mwyaBonini e mwyqD'Avanzo, il 9 settembre mwyg2002 Pollari incontrò Hadley, il giorno dopo che Judith Miller aveva pubblicato l'inchiesta sui tubi di alluminiocite-ref-10[10]. Hadley mise in relazione i due avvenimenti e l'11 settembre 2002 chiese alla CIA il nullaosta per utilizzare l'informazione di Martino nel discorso di Bush a Cincinnati. La CIA si oppose, ribadendo la debolezza dell'informazione, ed il 7 ottobre essa non fu riversata nel discorso presidenziale, che si limitò a ripetere quanto affermato il 24 settembre da mwzwTony Blair (che aveva annunciato di essere in possesso di un dossier secondo il quale l'Iraq si era dotato di strumenti per fabbricare armi di distruzione di massa) ed il 26 settembre da mwaaColin Powell in Senato.
Il 22 novembre successivo, le autorità francesi trasmisero a quelle statunitensi le informazioni sul sospetto acquisto di uranio in Niger (che la mwagDGSE, basandosi su proprie fonti, aveva segnalato a mwawLondra nel mwba1999), allegando l'avvertimento che le stesse non erano sicure e non era in loro possesso alcuna prova sull'acquisto di uranio da parte dell'Iraq.
Nel momento in cui la CIA frenava la citazione del ‘’yellowcake’’ nel discorso di Cincinnati, il falso documento di Martino e il dossier del Dipartimento di Stato finirono nell’ottobre 2002 per essere oggetto di attività del mwbgsettimanale mwbwMondadori mwcamwcqPanoramacite-ref-11[11], una cui giornalista avrebbe consegnato una nuova versione del dossier all’ambasciata USA a Roma. Nell’ambiente degli ex agenti segreti americani il dossier del SISMI era notocite-ref-12[12] e la sua nuova divulgazione, nella comunità dellmweg'mwewintelligence, si sarebbe valsa di personalitàcite-ref-whoforged-13-0[13] in contatto con l’Italiacite-ref-ledeenpanorama-14-0[14].
Pertanto, nei mesi successivi al mancato discorso di Cincinnati sul tavolo del presidente Bush arrivarono dei fascicoli contenenti prove relative all'acquisto di mwhqyellowcake, ovvero mwhguranio proveniente dal mwhwNiger. Lo stesso mwiaambasciatore alle mwiqNazioni Unite mwigJohn Negroponte alimentò il sospetto che l'Iraq possedesse uranio.
Le “sedici parole”
Il 28 gennaio mwjq2003 George W. Bush annunciò ufficialmente nel discorso mwjg"State of the Union" ("Stato dell'Unione") che il mwjwgoverno britannico era in possesso di prove che avrebbero confermato la presenza, in Iraq, di uranio utile per armi di distruzione di massa. Le sedici parole utilizzate dal Presidente furono: "The British government has learned that Saddam Hussein recently sought significant quantities of uranium from Africa."cite-ref-15[15] Questa frase fu ribattezzata le mwlaSixteen Wordscite-ref-16[16].
La decisione di introdurre la citazione nel discorso fu oggetto di critiche interne all'amministrazione USAcite-ref-17[17].
Il caso giunse a pubblica notorietà già a ridosso della guerra in Iraq, per il rapporto di Al Baradei alle Nazioni Unitecite-ref-18[18] e per le prime inchieste giornalistiche statunitensicite-ref-19[19]. Ma fu con la pubblicazione dell’articolo dell'ambasciatore Joseph C. Wilson sul New York Times che esso dilagò come scandalocite-ref-20[20], anche per la stretta connessione con la successiva rappresagliacite-ref-21[21] contro la moglie di Wilson, Valerie Plame.
Come conseguenza della richiesta di trasparenza su tutta la vicenda, fu desecretato lo ‘’Estimate’’ del 2002 e, alla fine del 2003, l’amministrazione ammise che le prove a sostegno della dichiarazione presidenziale del gennaio erano “inconcludenti” e che “quelle sedici parole non avrebbero mai dovuto essere incluse” nel discorso presidenziale, addebitandone l’errore alla CIAcite-ref-teneterror-22-0[22].
L’inchiesta giornalistica
La vicenda fu raccontata in Italia nel 2004 da un articolo di mwtwRolling Stonecite-ref-rsmadeddu-2-1[2], secondo cui la guerra in mwvaIraq era basata su documenti falsi, opera di un ex-informatore dell'intelligence italiana e accreditati dal Servizio segreto militare (mwvqSISMI) a Washington e a Londra: dal falso dossier risultava che mwvgSaddam Hussein aveva tentato di acquistare in mwvwNiger cinquecento tonnellate di uranio grezzo, in gergo mwwamwwqyellowcake. I fatti furono ricostruiti l'anno seguente da un'inchiesta svolta dai giornalisti italiani mwwgCarlo Bonini e mwwwGiuseppe D'Avanzo, del quotidiano mwxamwxqLa Repubblica (ottobre mwxg2005). Il 31 ottobre mwxw2005 l'allora mwyaPresidente del Consiglio mwyqSilvio Berlusconi, dopo l'incontro con il presidente George W. Bush alla mwygCasa Bianca, affermò che Bush aveva confermato di non aver ricevuto alcuna informazione dall'mwywItalia. Tuttavia, il presidente statunitense non si è mai espresso apertamente sulla vicenda. Inoltre, Berlusconi ha aggiunto che l'informazione sarebbe arrivata dagli inglesi, i quali, però, l'avrebbero ricevuta dagli italiani.
Note
cite-note-11. ↑ Negli Stati Uniti, la reporter del mw0gmw0wNew York Times mw1aJudith Miller condusse in parallelo un’inchiesta giornalistica culminata l'8 settembre 2002 nella "mw1qbufala" riguardo alle armi chimiche possedute dall’Iraq: per questo, anni dopo, fu accusata insieme al collega Michael R. Gordon di «aver tradito il suo giornale».
cite-note-rsmadeddu-22. ↑ mw3aP. Madeddu, mw3qmw3gIntervista a ‘Rolling Stone’ (integrale), su mw3wdanieleluttazzi.it mw4a(archiviato dall'mw4qurl originale il 12 ottobre 2006).
cite-note-33. ↑ CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO, mw5qmw5gDoppiogiochisti e dilettanti, tutti gli italiani del Nigergate, mw5wLa Repubblica - 24 ottobre 2005.
cite-note-44. ↑ Quando il testo fu esaminato, esse furono rilevate facilmente: ‘’With regard to uranium acquisition, the IAEA has made progress in its investigation into reports that Iraq sought to buy uranium from Niger in recent years. The investigation was centered on documents provided by a number of states that pointed to an agreement between Niger and Iraq for the sale of uranium between 1999 and 2001. The IAEA has discussed these reports with the governments of Iraq and Israel, both of which have denied that any such activity took place. For its part, Iraq has provided the IAEA with a comprehensive explanation of its relations with Niger and has described a visit by an Iraqi official to a number of African countries, including Niger in February 1999, which Iraq thought might have given rise to the reports. The IAEA was able to review correspondence coming from various bodies of the government of Niger and to compare the form, format, contents and signature of that correspondence with those of the alleged procurement-related documentation’’ (mw6wTranscript of ElBaradei's U.N. presentation Friday, March 7, 2003).
cite-note-55. ↑ Egli confessò il suo ruolo alla stampa, aggiungendo però di essere stato a sua volta ingannato. Rocco Martino viene descritto dai giornali come un carabiniere fallito, in cerca di denaro, che nel mw7w2000 decide di approfittare delle difficoltà francesi in Niger (in quel Paese, infatti, aveva avuto inizio un traffico di uranio clandestino, di cui non si riusciva a trovare l'acquirente ultimo). Secondo le ricostruzioni, Rocco Martino avrebbe deciso di approfittarne, entrando in contatto con alcuni elementi dell'ambasciata nigerina, dai quali ottiene carte intestate e timbri. Con queste carte, Martino e i suoi complici avrebbero realizzato un falso protocollo d'intesa fra Niger e Iraq sull'uranio (mw8ahttp://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/esteri/iraq69/sismicia/sismicia.html).
cite-note-66. ↑ mw9amw9qrepubblica.it, mw9ghttp://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/esteri/iraq69/sismicia/sismicia.htmlmw9w Titolo mancante per url mw-aurl (aiuto).
cite-note-77. ↑ mw-gSusan Schmidt, mw-wmwaqaPlame's Input Is Cited on Niger Mission, in mwaqemwaqiThe Washington Post, 10 luglio 2004.
cite-note-wilsonafrica-88. ↑ mwaqyJoseph Wilson, mwaqcmwaqgWhat I Didn't Find in Africa, in mwaqkThe New York Times, 6 luglio 2003.
cite-note-99. ↑ mwaq0"Report on the U.S. Intelligence Community's Prewar Intelligence Assessments on Iraq", Senate Select Committee on Intelligence, 2004.
cite-note-1010. ↑ Il caso scoppiò l'8 settembre 2002, quando mwareJudith Miller, insieme a Michael R. Gordon, pubblicarono sul mwarmNew York Times una lunga inchiesta in cui si parlava dei tubi di mwarqalluminio che Saddam Hussein si sarebbe procurato per fabbricare armi atomiche. L'inchiesta provocò l'immediata reazione del presidente Bush: il 26 settembre mwaruColin Powell dichiarò al mwarySenato che Saddam Hussein era in possesso di strumenti atti alla fabbricazione di armi nucleari.
cite-note-1111. ↑ Rufford, Nicholas (1 August 2004), "Italian spies 'faked documents' on Saddam nuclear purchase", The Sunday Times of London.
cite-note-1212. ↑ mwar0Seymour Hersh, mwar4mwar8Annals of National Security: The Stovepipe, in mwasaThe New Yorker, 27 ottobre 2003.
cite-note-whoforged-1313. ↑ mwasqAlterNet, mwasumwasyWho Forged the Niger Documents?, su mwascalternet.org, 7 aprile 2005.
cite-note-ledeenpanorama-1414. ↑ mwassThe Raw Story, mwaswmwas0American who advised Pentagon says he wrote for magazine that found forged Niger documents, su mwas4rawstory.com, 17 gennaio 2006. mwas8URL consultato il 9 ottobre 2016 mwata(archiviato dall'mwateurl originale il 5 agosto 2006).
cite-note-1515. ↑ mwatumwatymwatcPresident Delivers "State of the Union", su mwatggeorgewbush-whitehouse.archives.gov, The White House, 28 gennaio 2003.
cite-note-1616. ↑ mwatwmwat0mwat4CNN.com: Bush's 16 Words Still Hotly Debated, 25 dicembre 2003. mwat8URL consultato il 7 luglio 2008.
cite-note-1717. ↑ Come reso noto dal mwaumRapporto Chilcot al § 517 (mwauqMr Wood also commented on the tensions between senior members of the US Administration about the responsibility for inserting a reference to yellowcake into President Bush’s 2003 State of the Union speech, which provoked “public warfare” : mwauuThe Report of the Iraq Inquiry).
cite-note-1818. ↑ mwaukTranscript of ElBaradei's U.N. presentation Friday, March 7, 2003.
cite-note-1919. ↑ mwau0Nicholas D. Kristof, mwau4mwau8Missing in Action: Truth, in mwavamwaveThe New York Times, 6 maggio 2003.
cite-note-2020. ↑ mwavuSpies fall out. The Economist (London, England), Saturday, July 12, 2003; pg. 24; Issue 8332. Per la ricaduta sulla credibilità del primo ministro inglese, v.mwavyThe war isn't over for Tony. The Economist (London, England), Saturday, July 12, 2003; pg. 23; Issue 8332.
cite-note-2121. ↑ Accertata con sentenza: v. "The players." Times [London, England] 7 Mar. 2007: 37.
cite-note-teneterror-2222. ↑ mwav0Jamie McIntyre and David Ensor, mwav4mwav8Tenet admits error in approving Bush speech, in mwawaCNN, 25 dicembre 2003. mwaweURL consultato il 7 luglio 2008.
Voci correlate
Collegamenti esterni
• mwaw8Doppiogiochisti e dilettanti tutti gli italiani del Nigergate, articolo di La Repubblica, del 24 ottobre 2005
• mwaxe"Pollari andò alla Casa Bianca per offrire la sua verità sull'Iraq", articolo di La Repubblica, del 25 ottobre 2005
• mwaxmNigergate, il Grande Inganno sulle centrifughe nucleari, articolo di La Repubblica, del 26 ottobre 2005
• mwaxuPerché il Nigergate coinvolge l'Italia, articolo di La Repubblica, del 27 ottobre 2005
• mwaxcNigergate, l'Fbi archivia la posizione dell'Italia, articolo di La Repubblica, del 27 ottobre 2005
• mwaxkNigergate, sul New York Times l'inchiesta di Repubblica, articolo di La Repubblica, del 28 ottobre 2005
• mwaxsOggi il verdetto sul caso Cia il Nigergate nell'inchiesta, articolo di La Repubblica, del 28 ottobre 2005
• mwax0Nigergate, Palazzo Chigi: "Pollari parlò con la Rice", articolo di La Repubblica, del 29 ottobre 2005
• mwax8Nigergate, accuse dall'Fbi "L'Italia non collabora", articolo di La Repubblica, del 30 ottobre 2005
• mwayeNigergate, Berlusconi difende Pollari Unione attacca: "Venga alle Camere", articolo di La Repubblica, del 30 ottobre 2005
• mwaymFalso dossier, Martino categorico "Nigergate collezione di fandonie", articolo di La Repubblica, del 31 ottobre 2005
• mwayuLe domande sul Nigergate in attesa di risposta, articolo di La Repubblica, del 3 novembre 2005
• mwaycNigergate, l'inganno alla Cia Così il Sismi "ripulì" il falso dossier, articolo di La Repubblica, dell'11 novembre 2005
• mwaykNigergate, lo 007 francese che smonta la tesi del Sismi, articolo di La Repubblica, del 1º dicembre 2005
• mwaysLa nuova indagine dell'Fbi rompe i silenzi del Sismi, articolo di La Repubblica, del 5 dicembre 2005
• mway0Nigergate, riparte l'inchiesta Roma indaga sul falso dossier, articolo di La Repubblica, dell'8 dicembre 2005
• mway8"Nigergate, il dossier di Roma uno scandalo costato una guerra", articolo di La Repubblica, del 9 dicembre 2005
• mwazeNigergate, la Cia scagiona Parigi "Ci avvertirono nel 2002 del falso", articolo di La Repubblica/Los Angeles Times, del 12 dicembre 2005
• mwazmNigergate, la Cia conferma "C'è il Sismi dietro quelle carte", articolo di La Repubblica, del 25 aprile 2006
• mwazuDa Telekom Serbia a Nigergate tutti i "buchi neri" del Sismi, articolo di La Repubblica, del 6 luglio 2006
• mwazcChilcot report: Student whose thesis became Tony Blair's 'dodgy dossier' accuses UK of systematic failure, su independent.co.uk.